Categorie
I DISEGNI SEGRETI DI DANTE

11. DUE GIUGNO: BUON COMPLEANNO!

Pare proprio che sia nato il 2 giugno… secondo gli studi preziosi e professionali di Giovangualberto Ceri. Così come dimostra il suo Tema Natale, doviziosamente compilato, sulla nascita del Poeta.

Dante Alighieri nato il 2 giugno 1265.

tema natale di Dante Alighieri

Io non so quasi nulla di astrologia, ma si può veramente credere che questa Carta Natale perfettamente corrisponda alle parole di Beatrice nel canto XXX del Purgatorio.

«Voi vigilate ne l’etterno die,

sì che notte né sonno a voi non fura

passo che faccia il secol per sue vie;         105

onde la mia risposta è con più cura

che m’intenda colui che di là piagne,

perché sia colpa e duol d’una misura.        108

Non pur per ovra de le rote magne,

che drizzan ciascun seme ad alcun fine

secondo che le stelle son compagne,           111

ma per larghezza di grazie divine,

che sì alti vapori hanno a lor piova,

che nostre viste là non van vicine,              114

questi fu tal ne la sua vita nova

virtualmente, ch’ogne abito destro

fatto averebbe in lui mirabil prova.             117

Ma tanto più maligno e più silvestro

si fa ‘l terren col mal seme e non cólto,

quant’elli ha più di buon vigor terrestro.     120

Alcun tempo il sostenni col mio volto:

mostrando li occhi giovanetti a lui,

meco il menava in dritta parte vòlto.           123

Sì tosto come in su la soglia fui

di mia seconda etade e mutai vita,

questi si tolse a me, e diessi altrui.               126

Quando di carne a spirto era salita

e bellezza e virtù cresciuta m’era,

fu’ io a lui men cara e men gradita;              129

e volse i passi suoi per via non vera,

imagini di ben seguendo false,

che nulla promession rendono intera.           132

Né l’impetrare ispirazion mi valse,

con le quali e in sogno e altrimenti

lo rivocai; sì poco a lui ne calse!                   135

Tanto giù cadde, che tutti argomenti

a la salute sua eran già corti,

fuor che mostrarli le perdute genti.                138

Per questo visitai l’uscio d’i morti

e a colui che l’ha qua sù condotto,

li prieghi miei, piangendo, furon porti.          141

Alto fato di Dio sarebbe rotto,

se Leté si passasse e tal vivanda

fosse gustata sanza alcuno scotto

di pentimento che lagrime spanda».              145

«Voi (Angeli) vegliate nell’eterna luce di Dio, così che né la notte né il sonno vi sottraggono alcun passo che il mondo compie nelle sue vie (sapete tutto ciò che accade sulla Terra); perciò la mia risposta ha lo scopo di farsi sentire da colui che piange al di là del fiume, perché il dolore sia commisurato alla colpa. Non solo grazie all’influenza dei Cieli, che indirizzano ciascun essere al suo fine secondo la virtù della stella che presiede alla sua nascita, ma anche per la generosità della grazia divina, che piove da nubi così alte che la nostra vista non può neppure avvicinarsi, questi (Dante) nella sua gioventù ebbe tali virtù in potenza che in lui ogni buona attitudine avrebbe portato a straordinari risultati. Ma un terreno si fa tanto più cattivo e selvatico, con cattive sementi e quando non è coltivato, quanto più esso è dotato di fertilità naturale. Per qualche tempo sostenni Dante col mio volto: mostrandogli i miei occhi giovani, lo conducevo con me sulla retta strada. Ma non appena io fui sulla soglia della mia giovinezza e cambiai vita (morii), questi tradì la mia memoria e si diede ad altre donne. Quando mi ero trasformata da carne a spirito e la mia bellezza e virtù erano accresciute, io gli fui meno cara e meno gradita; e rivolse i suoi passi per una via fallace, seguendo false immagini di bene, che non mantengono nessuna promessa fatta. Non mi servì ottenere dal Cielo buona ispirazione, con cui lo richiamai in sogno e in altro modo; a lui importò così poco! Cadde tanto in basso, che ormai ogni mezzo per salvarlo era inefficace, salvo che mostrargli le genti perdute (i dannati). Per questo visitai la soglia dell’Inferno (il Limbo) e rivolsi, piangendo, le mie preghiere a colui (Virgilio) che l’ha portato fin quassù. L’alta volontà di Dio sarebbe infranta se Dante superasse il Lete e gustasse una tale vivanda (bevesse l’acqua del fiume) senza provare un pentimento tale da fargli versare lacrime».

In sintesi: avevi mille talenti, ma hai tradito te stesso. Hai tradito anche me. Ora devi pentirti e piangere.

Accusa diretta anche a noi, che siamo bravissimi a tradirci da soli! Perché Dante è sempre individuo, ma resta pur sempre anche collettivo!

Da grande astrologo conosceva perfettamente il suo Tema Natale. E allora, ma solo per gioco, diamo una spiata furtiva e dilettante agli aspetti dei pianeti nelle sue case, secondo la ricerca di Giovangualberto Ceri che pone il suo ascendente in prima casa, nel segno dello Scorpione.

GEMELLI ASCENDENTE SCORPIONE

È affascinante, astuto, intelligente, ironico. Intriga con quel pizzico di mistero che lo avvolge, che magari non è nemmeno tale ma fa parte della sua aura, e circonda la sua persona. Il suo modo di pensare e di reagire è diverso da quello della maggior parte delle persone. Lui va a fondo delle cose, analizza chi lo circonda, e non accetta le spiegazioni accettate da tutti. Potrebbe essere anticonformista, nel senso di avere idee sue particolari. Detesta l’ipocrisia, i luoghi comuni, l’accettazione passiva di quello che si dice in giro. Pensa con la sua testa ed è orgoglioso di essere indipendente. L’autonomia è una delle sue caratteristiche più spiccate. Se lo fanno irritare, reagisce usando la sua astuzia e la sua ironia da gemelli doc che nelle mani dell’ascendente scorpione diventano vere e proprie armi da guerra! Nel lavoro, si fa avanti contando sul suo intuito e sulla sua prontezza mentale. Le sue doti lo aiutano a rimanere a galla anche in situazioni complicate, dove magari qualcun altro si sarebbe scoraggiato. È in gamba, e si nota!

SOLE IN OTTAVA CASA

Il sole in ottava casa è una chiara indicazione del fatto che l’anima dell’individuo è a suo agio e si sente realizzata nell’imprevedibilità dell’esistenza e nel caos della passione. Vogliono essere l’estrema autorità per quanto riguarda il sapere nascosto. Sono individui pieni di risorse, e hanno un’aura misteriosa e crepuscolare, hanno un enorme potere e lo tengono nascosto con grande cura. Il sole nell’ottava casa è una posizione molto intensa, l’autostima avrà degli alti e bassi molto forti e inaspettati e l’individuo andrà incontro a situazioni drammatiche, moriranno molte volte nella vita, ma ne usciranno sempre rinati e più forti. Il loro senso di completezza e confidenza viene dalla loro capacità di stravolgere e stupire la gente con i loro comportamenti inortodossi. Sono navigati nel sapere dell’occulto e loro stessi possono diventare streghe o maghi.

LUNA IN TERZA CASA

Persone altamente intellettuali, sono curiose del mondo. Possono essere degli ottimi scrittori perchè riescono ad emozionare il lettore con le loro parole e quindi a lasciare un segno. Quando comunicano ti entrano dritto nel cuore. Comunicare per loro è fondamentale, solo cosi si sentono felici.

MERCURIO IN OTTAVA CASA

Questa è un’angolazione abbastanza problematica per mercurio. Qui gli strumenti dell’intelletto sono in grado di esplorare tutto ciò che è mistico, nascosto e misterioso. Gli individui con questo mercurio sono propensi a gravitare attorno a idee cospiratorie e a teorie oscure e rivoluzionarie. I loro pensieri sono tenebrosi. Sono a conoscenza di tante cose ma non ne parlano molto in giro, potrebbero far parte di circoli segreti e scambiarsi informazioni esoteriche. Comunicano in modo criptico e hanno problemi ad aprirsi e conversare con gli altri. Hanno una mentalità da detective.

VENERE IN NONA CASA

Venere in nona casa ci dice che il nativo è innamorato della propria integrità morale. Una delle persone più integerrime che potrete trovare. Amano la conoscenza e sono desiderosi di fare del bene in questo nostro mondo. Ameranno viaggiare, sopratutto se i viaggi riguardano mete sacre. Venere nella nona casa rende una persona molto acculturata o che cerca di educarsi in tutti i modi possibili. Avranno grande ammirazione per le compagnie a loro affini, per i professori, e per le guide spirituali. Sono molto interessati all’arte religiosa e all’aspetto estetico delle cerimonie liturgiche. Le loro relazioni sono caratterizzate da una continua voglia di imparare e di migliorare se stessi. Rifiutano di vedere il brutto nelle cose e vedono solo il lato più alto e nobile, o perlomeno cercano di farlo. Se stanno con una persona non è solamente per sesso ma perchè vedono nell’altro qualcosa di luminoso e divino. Non sopportano la banalità e lo squallore.

MARTE IN DECIMA CASA

Marte qui detiene una potenza direzionale. Dirige persone ambiziose e con la grinta necessaria per emergere dalla giungla che è la competizione della vita. La loro determinazione è incredibile, nel loro lavoro saranno temuti per la loro forza e volontà di ferro, sono delle macchine da guerra. Garantisce recognizione e successo nella carriera scelta.  Ma nonostante ciò il lavoro a volte può essere duro e devono stare attenti a non esaurirsi i neuroni.

GIOVE IN SETTIMA CASA

Come Giove governa gli insegnanti, i guru o altre figure influenti, quando si trova nella casa del legame, ci sono possibilità di incontrare un tale mentore. L’individuo sarà in profonda relazione con loro e riceverà molta ispirazione per la sua evoluzione personale. La figura del mentore giocherà un ruolo che cambia la vita del nativo e il suo carattere benevolo e caritatevole avrà un’influenza permanente sull’individuo. Giove in settima casa spingerà il nativo a farsi coinvolgere anche nella carità, o in attività di solidarietà e di aiuto agli altri.

SATURNO IN OTTAVA CASA

Ci può essere particolare interesse per gli aspetti più oscuri della vita (come esoterismo o indagine dei misteri, per esempio), e quasi sicuramente una gran quantità di serie riflessioni saranno rivolte a una possibile vita dopo la morte. Il soggetto imparerà dai propri errori e questa tendenza negativa sparirà gradualmente. Poiché siamo nella casa dello Scorpione, quindi in relazione con l’elemento Acqua, l’intuito sarà forte.

Lo so che è stato un giochetto da salotto, ma non mi sembra un profilo molto distante dalla figura dell’Alighieri!

Ma gradirei aggiungere una cosa veramente più seria di questa, e che riguarda la Liturgia del 2 giugno 1265 recuperata dallo stesso prof. Ceri:

liturgia del 2 giugno 1265

Il Salmo 33 e i versetti di Luca veramente chiudono l’infinito cerchio del Poema.

“Infatti io a voi donerò parole e sapienza, contro le quali non potranno resistere o contraddirvi tutti i vostri avversari. Sarete anche traditi dai parenti, dai fratelli, dai cognati e dagli amici, e tenteranno di uccidervi. Sarete odiati da tutti, a causa del mio nome. Ma ogni capello della vostra testa sarà salvo. Con le vostre sofferenze conquisterete le vostre anime”

Categorie
I DISEGNI SEGRETI DI DANTE

10. LA QUARTA DIMENSIONE

Ipercubo Cosmico in Quarta Dimensione

Ecco! Questo è un ipercubo in Quarta Dimensione in movimento… ruota nel vuoto come una navicella spaziale, e nel movimento rotante  espelle il cubo chiuso all’interno che andrà a trasformarsi per magia nel cubo contenitore espandendo la sua dimensione … e poi ancora sarebbe risucchiato all’interno per tornare piccolo… così all’infinito. Vedreste la magia di un politopo di Quarta Dimensione, chiamato Ipercubo o Tesseratto, un politopo cosmico: l’esplosione del quattro! Costituito da 24 facce bidimensionali quadrate, e da 8 facce 3-dimensionali cubiche. Il termine tesseratto, riferito alla realtà spaziale in cui vive l’uomo, è stato coniato e usato per la prima volta da Hinton nel 1888 nel suo libro Una nuova era del pensiero.

Tutti noi, in un modo o nell’altro abbiamo sentito parlare della Quarta Dimensione. Ma che cos’è? Tre dimensioni le conosciamo così come ce le hanno insegnate a scuola:

– il punto: senza dimensione

– la linea: 1 dimensione

– il piano: 2 dimensioni

– il solido: 3 dimensioni

Entrare in una nuova dimensione, significa muoversi in una nuova direzione. Un punto muovendosi nello spazio, in una direzione diversa da se stesso, uscendo da se stesso, lascia la traccia del suo movimento come una linea. Una linea muovendosi nello spazio, in una direzione diversa da se stessa, uscendo da se stessa, altrimenti si prolungherebbe solamente, lascia la traccia del suo movimento come un piano. Un piano muovendosi nello spazio in una direzione diversa da se stesso, uscendo da se stesso, lascia la traccia del suo movimento come un solido. Per conseguenza quando un solido si muove nello spazio in una direzione diversa da se stesso, quindi fuori da se stesso, lascia la traccia del suo movimento nella quarta dimensione. Per noi, esseri tridimensionali è difficile comprendere cosa sia la Quarta Dimensione, dovremmo uscire da noi stessi per comprendere questo concetto. Ma guardate nell’immagine come la proiezione cosmica dell’ipercubo in politopo regolare – cioè lo sviluppo della traccia del suo movimento circolare nello spazio –  sia capace di sviluppare un rosone gotico… ma che meraviglia!

Quarta e Quinta Dimensione

Questo mirabile oggetto, l’ipercubo in 4D, che per esistere ha bisogno di uno spazio in cui librarsi per poter uscire da se stesso e rientrare in se stesso… questo mirabile oggetto lo si può anche vedere con un disegno geometrico piano, in doppia dimensione, tipo questo in basso. Sì, la Stella di Barga… uguale all’oggetto che avete disegnato insieme a me, e adesso avete capito che nemmeno voi avreste potuto intuire quello che stavate facendo: la proiezione piana di un ipercubo cosmico! Questa Stella, scolpita in molte mattonelle, decora la bassa parete che separa la zona sacra del Duomo di Barga dall’ingresso.

La Stella di Barga e la proiezione piana dell’Ipercubo Cosmico

Forse, durante il suo esilio in Lucchesia, attorno al 1306, l’Alighieri è entrato nel Duomo di Barga, che invia un’ora che può aver secoli o anni o secondi… e forse ha visto questa formella che misteriosamente trattiene il segreto di un ipercubo cosmico: dell’esplosione del quattro.

O forse l’aveva già vista durante le lezioni di Brunetto Latini, grande pitagorico, e ha visitato il Duomo per cercar conferme…

O forse fin dall’infanzia l’ha sempre conosciuta e disegnata con il sestile, con il compasso che serviva ai giovani allievi per poter entrare nella grande magia della Geometria della Sfera. E questa Stella, sia ben chiaro, giunge dall’India, attraversa la Mesopotamia, tocca l’Egitto, e in Italia la porta lo stesso Pitagora. E poi saranno gli Arabi ad usarla nelle loro moschee, e trionferà in epoca gotica e rinascimentale e barocca in tutti gli edifici religiosi della Romana Chiesa.

Ma questo è soprattutto l’oggetto in cui vorrei entrare, per poter esplodere con lui nello spazio e imparare da lui che cosa vuol dire uscire da se stessi che, in greco, si dice estasi. Vocabolo che indica: spostamento, deviazione, uscita da se stessi.

Oggetto estatico, ipnotizzante come un mandala, lirico come una preghiera. Ma quando l’ho disegnato non sapevo nulla degli ipercubi, non sapevo nulla dei politopi cosmici, non sapevo nulla delle geometrie antieuclidee.

L’ho disegnato interrogando Dante per continuare insieme a lui il gioco magico della Sacra Dozzina… quel gioco che mi ha fatto scoprire i tre sistemi siderali nascosti dentro il Poema.

Nella mia totale ignoranza ho disegnato la Stella di Barga, simbolo esoterico dei Maestri Scultori Intagliatori… perfetta geometria secretata dalla Scuola di Pitagora, e dalla scuola Templare (il Duomo di Barga è di costruzione templare e risale al secolo undicesimo), Stella che potrebbe uscire da sé e perdersi nello spazio lasciando infinite tracce di rosoni gotici in Quarta Dimensione.

da DANTE E LA STELLA DI BARGA

Categorie
I DISEGNI SEGRETI DI DANTE

9. GUARDO IL DISEGNO: UN MANDALA

Struttura geometrica di base del Poema di Dante Alighieri

Guardo il disegno e comprendo che sono veramente davanti a un VOLUME, ma non nel senso di LIBRO, ma proprio nel più squisito senso geometrico del vocabolo: la sfera dell’Universo pitagorico, la sfera del poema dantesco, una sfera in proiezione piana. Sono davanti al mandala più incredibile che abbia mai visto in vita mia. I Mandala… col loro cerchio e i quadrati e i triangoli… rappresentano il simbolismo magico dell’Universo, nella costruzione entro il cerchio eterno della ruota della vita. Diffuso nella maggior parte delle religioni, riconducono l’uomo al Creatore, al Divino: Greci, Egizi, Navaho e i monaci buddisti tibetani hanno costruito Mandala. Anche il cristianesimo ha contribuito a inserire magnifici Mandala nelle finestre di vetro e nei rosoni delle chiese e delle cattedrali (uno dei più famosi è il Rosone Nord della cattedrale di Chartres in Francia).

Il rosone di Chartres

Con splendidi mosaici sono decorate anche le moschee musulmane. I Mandala sono antiche immagini magiche, simboliche, strumenti visivi meravigliosi per la meditazione, portano prosperità e buon auspicio e sono essenzialmente veicoli per la concentrazione della mente, che ha così la possibilità di liberarsi dalle sue catene abituali. Il loro alto valore terapeutico – come ci ha insegnato lo stesso Jung – consiste proprio nel proiettare i propri complessi mentali nel reticolo cosmico del Mandala, esorcizzando così la propria mente che si libera di tutte le sue ossessioni. L’intento è di portare l’uomo a trovare il suo centro.

L’universalità del Mandala, a partire dalla terra che è un mandala vivente, si rispecchia in una struttura di unicità: il principio del centro. Il centro (il numero 1 pitagorico) sta a simbolo della potenzialità eterna, nel centro giace l’eternità, inesauribile sorgente dalla quale tutti i semi hanno origine.

Il termine Mandala deriva dal sanscrito e significa Cerchio o Centro. Parola costituita da due parti, Manda che significa Essenza e La che può essere tradotto in Contenitore e quindi può anche significare Contenitore dell’Essenza. I Mandala stimolano inoltre la creatività, la percezione, l’immaginazione e la fantasia e ci aiutano a far emergere le nostre emozioni.

E si potrebbe anche dire che anche la Commedia stimola la creatività la percezione la fantasia… Posso azzardare? Sono davvero arrivata a sfiorare l’Essenza del Poema?

È questa la sua Geometria Occulta, che oscilla tra finito e infinito, e che ci restituisce il Poema finalmente per quello che è: immisurabile!

Guardo il disegno, spero di entrarci dentro. Di liberarlo dal dolore della seconda dimensione. Di farlo esplodere nell’aria, che salga al cielo in fretta e che dentro di sé – finalmente –  risucchi l’Universo… e che poi si faccia movimento di eterno respiro, e che l’Universo dal disegno esca e poi rientri di nuovo, espirando inspirando…

da DANTE E LA STELLA DI BARGA

Categorie
I DISEGNI SEGRETI DI DANTE

8. L’ORA DI BARGA

La Stella di Barga

Al mio cantuccio, donde non sento

se non le reste brusir del grano,

il suon dell’ore viene col vento

dal non veduto borgo montano:

suono che uguale, che blando cade,

come una voce che persuade.

Tu dici, E` l’ora; tu dici, E` tardi,

voce che cadi blanda dal cielo.

Ma un poco ancora lascia che guardi

l’albero, il ragno, l’ape, lo stelo,

cose ch’han molti secoli o un anno

o un’ora, e quelle nubi che vanno.

Giovanni Pascoli, L’ora di Barga

Una stella a otto punte, una formella di marmo che arriva dal Duomo di Barga che, probabilmente, ha affascinato Pascoli molto di più di quanto ci ha narrato. Duomo templare, duomo esoterico e pitagorico… di quali messaggi segreti e muti ha potuto arricchire un Poeta Orfico che gli ha dedicato la poesia di un’ora che non possiede un tempo? Con questo viatico torniamo al pitagorismo che fu di Pascoli, che fu di Dante: torniamo a cose che hanno molti secoli o forse un anno o forse un’ora, torniamo alla Sacra Dozzina, a quel 12 sacro che indica la via diritta agli iniziati raccogliendoli dentro lo smarrimento in una selva oscura per condurli al Risveglio e alla Verità.

Usando 12 versi per tre volte l’Alighieri disegna i cieli, criptandoli sotto il Poema, veramente tumulando nelle profondità del suo Tempio quei disegni che raccontano la reale didascalia del suo viaggio, dei quali peraltro torneremo a parlare, ma che già conoscono bene i Lettori di Stelle segrete e quiete.

Le avevo chiamate mappe tolemaiche quasi presagendo, e senza sapere perché, che davvero potessero contenere indicazioni per proseguire il viaggio, come fossero davvero mappe per cercare un tesoro. Il presagio si è avverato e sta per iniziare il secondo viaggio. E si parte ancora una volta da una domanda-bambina, da un semplice interrogativo: se con 12 versi, carissimo Dante, hai disegnato per tre volte i cieli… che potrebbe accadere se raccogliessimo i Canti riordinandoli in Sacre Dozzine?

Il risultato della ricerca ha portato a questo disegno che è il vero protagonista di questo libro, perché per spiegarlo ci vuole un libro intero.

Struttura geometrica di base del Poema di Dante Alighieri

Tu dici, È l’ora; tu dici, È tardi, voce che cadi blanda dal cielo… ma non ci serve la ferita del tempo umano che con lancette ci trafigge il cuore e che c’inchioda al presto e al tardi come in croce: lasciamo che le cose ci brillino in mano con la lentezza infinita dell’Essere, senza sospettare sotto i nostri piedi il precipizio del Divenire. Lentamente andremo… perché ci attende l’Universo.

da DANTE E LA STELLA DI BARGA

Categorie
I DISEGNI SEGRETI DI DANTE

7. FONDATA SUL LAVORO

LA COMMEDIA DI DANTE ALIGHIERI È UNA REPUBBLICA INIZIATICA FONDATA SUL LAVORO

Sento l’impulso di doverlo scrivere. Scegliendo questo luogo virtuale, aereo, IMMATERIALE, proprio perché la massima perfezione della MATERIA è la totale assenza di MATERIA. E perché così le mie parole possano raggiungerlo ovunque dove si trovi, e lo rendano felice visto che gli garberebbe tanto sentirselo dire.

Il Poema, anche se qualcuno può torcere il naso, è per davvero una RES PUBLICA. Cosa che riguarda noi tutti, DONATA a noi senz’ombra di distinzione, e dal Poeta divulgata completamente priva dall’ipoteca del danaro, del lucro o del mercimonio.

Ed è anche strada di INIZIAZIONE alla nostra vita in terra, intensamente rappresentata dal travagliato cammino del dolore per una felicità da conquistare.

Se mai continga che ‘l poema sacro 
al quale ha posto mano e cielo e terra, 
sì che m’ha fatto per molti anni macro,         3

vinca la crudeltà che fuor mi serra 
del bello ovile ov’io dormi’ agnello, 
nimico ai lupi che li danno guerra;                   6

con altra voce omai, con altro vello 
ritornerò poeta, e in sul fonte 
del mio battesmo prenderò ‘l cappello;             9

però che ne la fede, che fa conte 
l’anime a Dio, quivi intra’ io, e poi 
Pietro per lei sì mi girò la fronte.                     12

Se mai avverrà che il poema sacro al quale hanno cooperato Cielo e Terra, e che mi ha consumato fisicamente per molti anni, vinca la crudeltà che mi bandisce dal bell’ovile (Firenze) in cui io dormii come agnello (in cui sono nato e cresciuto), nemico ai lupi che gli fanno guerra; con voce ben diversa e i capelli canuti ritornerò lì come poeta, e cingerò le tempie con l’alloro poetico sul fonte del mio battesimo (nel battistero di S. Giovanni); poiché fu lì che io entrai nella fede, che rende le anime vicine a Dio, e in seguito san Pietro girò intorno alla mia fronte dopo avermi esaminato su quella virtù.

Si deve giungere al XXV del Paradiso, al canto della SPERANZA, all’incontro con san Giacomo di Compostela, per sentire parlare l’Alighieri di se stesso, del suo lungo lavoro che gli ha segnato l’intera esistenza, pensato e germogliato fin dalla sua giovinezza, e non ce la facciamo più a sentir dire dai Tradizionalisti che tutto è accaduto negli anni dell’esilio. Per la composizione definitiva certamente concordo! Ma il PROGETTO santiddio… a quale data può risalire? Ci rimane inchiodato nel cuore questo mistero! Dalla fine della VITA NOVA, quando promette di scrivere un Poema che nessuno ha mai scritto per rendere onore ad una donna: a Beatrice, donna della sua anima? O fin dall’adolescenza, quando qualcuno gli ha insegnato il segreto della circonferenza e del miracoloso ottagono che abbraccia il Cielo alla Terra? O quando  ha inverato il suo presagio nel nome dei suoi tre figli, Pietro Giacomo e Giovanni, gli apostoli prediletti dal Cristo, con i quali lui parla nel Cielo delle Stelle Fisse?

Eppure lascia scritto nel Convivio che l’evento del Tabor, quando il Cristo manifesta ai suoi tre amati discepoli il suo Corpo di Gloria, ci insegna che non dovremmo mai ardire di penetrare le secretissime cose!

Ma il Poeta arditamente le penetra, e offre ai tre apostoli l’unica risposta esatta che un poeta può offrire: la FEDE è  il mio  lavoro, la SPERANZA è il mio lavoro, la CARITA’ è il mio lavoro!

Tutta la fatica che l’ha reso macro nel compimento della sua Opera. L’abbruttimento del fabbro in officina, o del minatore che prende a picconate il ventre della terra, la roccia del SENSO, per estrarre le parole oneste e giuste. Le spalle incurvate, il suo aspetto ischeletrito e provato, l’indebolimento del suo corpo, e contemporaneamente la conquistata grandezza del suo Spirito, perché macro, in greco, vuole anche dire grande ed infinito!

San Pietro gioiosamente danza attorno al corpo di Dante disegnando il cerchio della perfezione, perché gli ha offerto la risposta perfetta! Ma l’Alighieri precisamente indica e approfondisce il gesto di quella gioia: sì mi girò la FRONTE, e cioè danzò attorno all’unico nostro luogo in cui lo SPIRITO si ANIMA per entrare in AZIONE.

Cosa che, per tutti gli Umani, deve essere necessariamente declinata con il LAVORO.

 

Categorie
I DISEGNI SEGRETI DI DANTE

6. DANTE E LA LIBERTÀ

… Avete letto l’addio di Virgilio. Il XXVII è la stagione degli addii. Ma Dante non capisce bene che queste sono le parole del commiato, e, in questo senso, ci sembra ancora un po’ capretta. Ma forse era proprio sua intenzione di giocare questa parte.

Virgilio gli dona la Primavera: la viriditas dei Dioscuri non è ancora terminata, quella fase alchemica che non è più neranera, ma nemmeno bianca; gli regala l’erba i fiori i teneri arbusti sui quali potrà sedersi o camminare a seconda del suo volere e del suo piacere. L’eterna primavera dell’Eden dove tutto sempre nasce, ma non muore mai, e qui Dante sarà libero di muoversi.

Non aspettar mio dir più né mio cenno;

libero, dritto e sano è tuo arbitrio,

e fallo fora non fare a suo senno:

per ch’io te sovra te corono e mitrio».    142

Non avrai altre parole, altri gesti da me: la libertà che cercavi l’hai trovata; il tuo potere di scegliere è diventato libero, giusto e incorruttibile e sarebbe un errore tremendo non usarlo: per cui io sopra la tua testa ti metto due corone: quella imperiale e quella papale.

Eccola qua in un disegno di Dalì: la DOPPIA REGALITA’ DELL’ANIMA LIBERA, ma anche al grande pittore è sfuggito il particolare delle due corone, doppie, geminate, consapevole dono dei Dioscuri… una che appartiene alla Parola e l’altra che appartiene al Silenzio. Ciò che può essere detto e ciò che non può essere detto, ciò che è Sapere e ciò che è Sapienza, ciò che è visibile e ciò che è invisibile.

Viene celebrato un altro matrimonio sacro, oltre al presagio dell’Union Sacrée che avverrà con Beatrice: si celebra l’unione di due Poteri che entrambi devono appartenere a un uomo libero.

Io tenni ambo le chiavi del cor di Federigo… diceva Pier delle Vigne del suo Imperatore e questa eco risonante esce dal luogo diametralmente opposto al luogo in cui ci troviamo: tracciate il diametro 12-13/62-63, arriva dal Basso Inferno, arriva dal momento in cui Dante ci insinua il sospetto che per ogni uomo c’è il diritto di possedere due chiavi che aprano il cuore, i due poteri dell’uomo libero. Allegoricamente rappresentati con la figura del Papa e con quella dell’Imperatore. Controllate i lati 13-37-62 e scopriamo cosa si sta irradiando nonostante le lunghe distanze: nel 13 si parla di un Imperatore che deve essere per forza libero se davvero possiede i due poteri. Nel 36 Casella parla di Roma, là dove l’angelo raccoglie le anime purganti, e qui abita un Papa che avoca a sé il possesso di due poteri, sia quello spirituale che quello temporale e dove pure adesso i due poteri sono espressi anche se separati… già, città geminata. Alla fine del 61 Dante viene incoronato libero con queste due corone (Quarto Grado dei Misteri Orfico-Pitagorici, il grado della Corona). Abbiamo due strade: o questa semantizzazione è del tutto arbitraria ed è puramente casuale la disposizione dei canti, dentro un perfetto triangolo rettangolo che è gnomone della giustizia universale (cfr. dialogo 35-85 ne IL VALZER DEI CANTI STELLATI)… oppure dovrà esserci una spiegazione!

 

Entriamo nel territorio delle spine: che esista  un livello anagogico anche nell’impostazione del progetto politico dantesco? Ne risulterebbe che il punto più alto da raggiungere per ogni individuo sarebbe quello di diventare imperatore di se stesso e papa di se stesso. Anche oggi, anche ora che sto scrivendo, questa è una gravissima eresia. Dove finirebbero le demagogie, i populismi, i consensi delle masse, le manipolazioni dei cervelli, le istituzionali devozioni alle chiese… dove finirebbero tutti questi raffinatissimi strumenti di potere? E dove finirebbe la preziosa speculazione sulla separazione dei due poteri espressa nel Monarchia con la rappresentazione dei due Soli Separati, se poi queste due corone sono collocate su un’unica testa? A questo punto mi verrebbe da chiedere… proprio certi che Dante fosse medievale??? Di quante altezze dobbiamo ancora salire per comprenderlo? O forse non lo comprendiamo perché le risposte ci sono sempre state negate e censurate, risposte che appartengono a quella Sapienza che deve essere taciuta.

Cosa può importare oggi sapere se Dante fosse càtaro (l’Union Sacrée è catara), alchimista (Rebis), pitagorico o templare o mistico o sufi o massone o gnostico o Fedele d’Amore??? Cosa può importare se non sappiamo affondare il bisturi nella piaga che ci fa più del male… dentro il dolore della Libertà? Non studiamo più questo Dante! Guardiamolo ascoltiamolo FACCIAMOLO PARLARE! Rincorriamone i sogni e le visioni!

Lo so: il rito di Virgilio esplode nei nostri occhi come la grande utopia del mondo, e ben per questo dovremmo indagarne le ragioni, anche perché, per entrare nell’Eden, bisogna essere uomini liberi. Vi riporto a Barga, ma non per vedere le stelle: andremo a visitare le due corone di libertà.

Bassorilievo di Biduino sul portale laterale dedicato al miracolo di San Nicola, il miracolo dello Scifo d’oro, XII secolo. I due templari posizionati ai lati lo proteggono, quello di destra è stato ferito a morte dalle bombe alleate. Morto con onore e con la spada in mano se è riuscito a conservare uno dei grandi segreti templari. Questo miracolo è stato istoriato in alcune chiese gotiche dall’Anno Mille fino al dodicesimo secolo e poi la sua rappresentazione è scomparsa insieme alla fine dei templari. Il Duomo di Barga è dedicato a San Cristoforo, protettore dei viaggiatori, e qui pregavano i pellegrini della Francigena e forse anche i pellegrini di altri viaggi. La leggenda racconta che durante le Crociate il fanciullo Adeodato fosse stato rapito dall’Emiro Saraceno e costretto a servire il potente usando uno scifo d’oro, un vaso di fattura greca.

Il ragazzo prega San Nicola di liberarlo e così il giorno dopo arriva il Santo, lo prende per i capelli e lo riporta alla madre che si scioglie in lacrime di felicità e poi Adeodato servirà al banchetto del re cattolico usando lo stesso vaso d’oro. Attivate l’aisthesis perché entriamo in un pozzo profondo di simbologie. Che Dante abbia visto questo bassorilievo? Io lo so e ne sono certa, ma non ne ho le prove. Se uscite dalla letteralità della leggenda e guardate le immagini, immediatamente vedrete che si tratta di due banchetti allegorici: a sinistra siedono i commensali del Potere Temporale e a destra quelli del Potere Spirituale, ma se giriamo le spalle al bassorilievo ci collochiamo nella loro esatta posizione. E quindi a Destra il mondo materico del Potere Temporale, e a Sinistra il mondo conventuale del Potere Spirituale. Così come accadrà nell’Eden: Beatrice (Puro Spirito) appoggerà il fianco sul lato sinistro del Carro, e Dante (corpo vivo) si metterà alla destra del Carro.

La figura incoronata di destra siede sopra un’architettura tipicamente regale e donne e uomini sono seduti accanto a lui, il re appoggia il mento sulla mano, pensieroso di tutti i fastidi che gli procura l’onere del suo compito. Calza stivali da guerriero. E tutti e cinque i personaggi perdono il loro sguardo ovunque, muti e senza guardarsi mai fra di loro. La figura incoronata di sinistra siede su un frammento di chiostro conventuale, non tiene gli occhi bassi nei suoi pensieri, ma guarda alto mentre la sua mano si pone in gesto di benedizione e forse sta benedicendo il pane sopra una tavola più modesta e non ci sono donne alla sua tavola. Calza pantofole monacali e sulla sua testa vedrete le campanelle che segnano i tempi di un convento. Il commensale alla sua sinistra lo ascolta compunto, gli altri tre guardano verso di lui in segno di devozione.

Non sono due banchetti di re appartenenti a religioni diverse: sono due Poteri a confronto. Lo scifo appartiene all’epoca greca precristiana e nel bassorilievo è chiuso da un coperchio ed è d’oro. Con queste caratteristiche non può essere altro che un vaso alchemico, il contenitore dell’anima, il nostro privatissimo Sacro Graal.

L’anima di Adeodato (affidato a Dio e, dal punto di vista templare, affidato alla perfezione) è stata rapita dal mondo basso dei distratti opportunisti egotici arroganti esemplari del potere politico comunemente inteso: quello dell’avidità dei lupi. Verrà tirata per i capelli e ricondotta al servizio dello Spirito, ma così doveva accadere perché è necessaria l’esperienza mondana per produrre l’opportunità della scelta, e infatti Adeodato sceglie di invocare l’intervento del Santo.

Dal punto di vista iniziatico è doveroso immergersi nel mondo, la misura della mondanità è il punto d’inizio del cammino, se non altro per continuare a reggersi nel mondo con sapienza, cioè procurandoci il minimo dolore. Dal punto di vista del perfezionamento di sé, è doveroso immergersi nella dimensione del sacro, del mistero, della spiritualità e della virtù, se non altro per continuare a reggersi nella vita con sapienza, cioè procurandoci il minimo dolore.

Già, ma detto così dove sta la libertà? Nel nostro linguaggio civile progredito e moderno la libertà è un diritto… nel linguaggio sapienziale la libertà è un servizio. Così scrive Dante nel XVI del Purgatorio:

A maggior forza e a miglior natura

liberi soggiacete; e quella cria

la mente in voi, che ‘l ciel non ha in sua cura.

 Sta parlando Marco Lombardo, vescovo e càtaro… voi uomini da uomini liberi siete sottomessi a una forza maggiore di voi e a una natura migliore; e questa forza crea dentro di voi l’anima intellettiva della quale gli influssi astrali non si preoccupano minimamente.

E per Dante la sede di questo intelletto è l’anima. Siamo sottomessi liberi… ma non è un ossimoro, anche se così appare. Vuol dire che per essere liberi occorre sottometterci alla libertà, che, peraltro, è un dono d’Amore, ma tutto da conquistare! Dante cercava la libertà e l’ha trovata quando Virgilio lo sottomette alle due corone (io sovra te… e quindi tu sotto), lo sottomette alle leggi della libertà… equilibrio armonia serenità bellezza pace giustizia sapienza prudenza elevazione amore rispetto decoro dignità divina… tutte quelle leggi alle quali Imperatori e Papi dovrebbero essere sottomessi. E per sottomettersi alla libertà bisogna sceglierlo. Sento già il coro… maccome? I bisogni primari, la povertà, le ingiustizie, la disoccupazione… ma che razza di bello e inutile discorso!!!! Vi potrei rispondere che ho visto una miriade di ricchi crudelmente incatenati e una altrettanto quantità di poveri incredibilmente liberi… ma poi dai Dioscuri non ve l’aspettavate un perfido e sublime REGALO DOPPIO??? Scegliere di essere sottomessi alle leggi della Libertà che regolano la materia (Imperatore) e lo spirito (Papa) e mettere al servizio del mondo questa Libertà… ricordatevelo per i canti successivi!

I Catari e i Templari lasciarono sulle chiese questi strani segni, e infatti da un Re e da un Pontefice furono massacrati.

da DANTE E LA STELLA DI BARGA

Categorie
I DISEGNI SEGRETI DI DANTE

5. IL CERCHIO DELLA VITA

Il cerchio è la psiche dell’Universo. Pitagora

Non esiste in tutto l’Universo qualcosa che non possa essere riconducibile a un punto, a una linea, a un triangolo… così diceva Pitagora. Ma che dire del cerchio? Inarrivabile perfezione rinchiusa fra due immisurabili misteri: il suo centro – punto senza dimensione – e la sua circonferenza che non può mai giungere alla sua quadratura. Nel cielo di Giove, nel cielo della Geometria come si riteneva ai tempi di Dante, il dio olimpico regala ai mortali la consapevolezza preziosa del Limite… agli uomini che tutto possono contemplare, ma che non tutto possono misurare. Che dono raffinato se ancora conservassimo negli occhi tutti i nostri interrogativi dell’alba dei millenni… quando il respiro degli uomini ancora si espandeva al cielo in dimensione circolare raggiungendo le stelle e la Divina Ruota dello Zodiaco, e tutti i mortali racchiusi si sentivano dentro l’armonia delle sfere concentriche. Quando al Cerchio Infinito si consegnava il Tutto dell’Universo. Forse in qualche parte profonda di noi tratteniamo questa memoria.

Il Fiore della Vita è un Simbolo che accompagna da millenni gli uomini, un decoro, un amuleto, un gioco infantile del compasso, un modello dell’Infinito che ci abita, un ricordo di armonie… qualsiasi cosa sia ci accompagna e ci deposita al Cerchio. E al Cerchio necessariamente si arriva se ci si pone il problema di raccogliere 100 Canti in Sacre Dozzine.

Avremmo 8 dozzine (96 canti) con il resto di 4. Con questo unico dato numerico come potremmo giungere a tracciare uno schema che abbia una qualche corrispondenza con una eventuale Geometria del Poema? Potremmo risolvere con l’aiuto di Pitagora e del suo modello cosmologico: l’infinito Cerchio (ma sarebbe una sfera, e quindi stiamo parlando in proiezione piana) che contiene l’Universo e che nel suo centro contiene la Sacra Tetrade, il quadrato mistico formato dai 4 elementi – terra aria fuoco acqua – e che a sua volta contiene il punto dell’1: colui che sta nel mezzo delle cose, il punto dell’origine, l’unico istante del Tempo, il generatore del TUTTO: il punto senza dimensione dove si colloca l’ago del compasso. Oggi diremmo: l’inimmaginabile punto in cui è esploso il Big Bang. Un ottagono regolare inscritto in un cerchio è il primo traguardo che si raggiunge disponendo su ogni lato dell’ottagono 12 Canti.

Ecco il risultato, e non sottovalutatelo… fosse in mio potere cancellare il tempo, entrare nei secoli come si entra nel minuto, prendervi tutti insieme e trasportarvi dentro magie che ci hanno preceduto e che sono scomparse… indossare gli occhi di un architetto gotico, trasformarmi nelle dita di uno scalpellino del marmo, sognare un pavimento cosmatesco prima che venga disposto… quante migliaia di questi ottagoni potrei mettere ai vostri piedi per farvi stupire, per regalarvi l’intuizione che senza un ottagono tracciato così nel Medio Evo … usando il sestile… non avremmo nulla più da vedere… né il labirinto di Chartres e nemmeno Chartres stessa… né i pavimenti delle chiese italiane, né le greche di marmo… né la celestialità dei rosoni…

Il Labirinto di Chartres

Vi regalo anche Castel del Monte, e vi lascio soli per qualche minuto perché possiate ascoltare il cuore di Federico che batte forte sulle sue carte, sul suo compasso, sognando la perfezione del suo cielo, rincorrendo in silenzio e fra i denti masticando il segreto pitagorico dell’8, dell’infinito bene, della Bellezza Suprema… e della mente umana che a quella divina si specchia.

L’Ottagono del Castello di Federico II

Lasciate che anche il vostro cuore batta forte nell’alzare gli occhi al cielo per sentirvi finiti-infiniti dentro la stanza del mondo, e ascoltate dentro di voi girar la chiave seconda del cor di Federigo, quella del Mistero. E poi volate con l’anima insieme agli occhi di un Dante bambino che vede nella cupola del bel san Giovanni tutte le gerarchie angeliche e il Cristo pancreatore, nell’aureo trionfo del Paradiso al quale lui stesso, più tardi, donerà parole e musica… ancora senza saperlo… Vi giungano da lontano lo stupore e la meraviglia che per strada abbiamo perduto.

Sono due cose costruite prima che Dante nascesse: poteva restarne immune?

da DANTE E LA STELLA DI BARGA

Categorie
I DISEGNI SEGRETI DI DANTE

4. DANTE ERA UN PITAGORICO?

 NO, Dante ha usato il linguaggio pitagorico perché gli era necessaria una chiave metafisica e numerologica per poter nascondere nella profondità del Poema i suoi Disegni e i suoi Messaggi segreti.

Farà la stessa cosa quando, nel canto XXVI del Paradiso, parla con san Giovanni in tema di CARITÀ.

In questa occasione scrive dentro il canto il suo Testamento Spirituale che può essere rivelato solo utilizzando la TRIADE SACRA PITAGORICA.

 Chi ti ha fatto prendere la diritta mira verso il tuo bersaglio?

 Questa è la seconda domanda che Giovanni formula a Dante. La risposta letterale potete trovarla leggendo il canto, ma questa è la risposta secretata nel testo:

Proprio questo Amore che di necessità mi marchierà con l’impronta del suo sigillo, e che sarà più profonda quanto più grande sarà il Bene che troverò, e che in sé contiene la Verità su cui si fonda questa prova. [Caro Lettore] di tutte le cose sempre eterne io ti farò vedere ogni valore, qui nei cieli, laggiù in terra, al di sopra di tutte le leggi, di tutte le censure, di tutti i limiti e di tutti i divieti.

La PROVA al di sopra di tutte le prove, tutt’altro che la raffinata argomentazione sillogistica e probante come si rileva apertis verbis!: il suo viaggio, il Poema, la Grande Opera, il suo Tempio, l’edificazione della sua anima, l’assimilazione incondizionata al divino… che non è passeggiata di salute, non è capriccio letterario, ma fondata su Verità ben compresa ed emanata dal Bene della Grazia, che poi è ancora amore, sempre amore, solo amore. Io ti farò vedere (a Te Lettore!) ogni valore delle cose eterne, eterne in cielo, eterne in terra, al di sopra delle leggi comuni e convenzionali, al di sopra dei catechismi che si danno piccole regole perché tremano di terrore davanti all’Infinito… e ringrazia Dio, Lettore, che son nato nel Dugento perché altrimenti avrei trasvolato altre terre altri oceani, altre lingue altre nazioni, e tutte le avrei usate per urlare che, se non ti bevi l’Assoluto, come fai a dire che vali qualcosa? Ancora più umanità avrei fatto scorrere nelle mie vene e sogni e desideri e speranze avrei miscelato e distillato specchiandoli ai Cieli che poi sono solo amore, ancora amore, sempre amore. E devi tremare, Lettore, perché lo affermo con le stesse parole che Dio ha usato con Mosè! Ma non mi basta il Bene, è il VALORE del TUTTO che mi sta a cuore: da me devi imparare che anche Dannazione e Inferno, smarrimento e terrore, perdersi e arrancare, cercare e sbagliare, sperare e disperare… ogni cosa è oro per l’anima, diamante per la sua fatica, quarzi per le sue lacrime, diademi per il suo piacere… che poi è amore soltanto amore sempre amore.

da STELLE SEGRETE E QUIETE

Questo la dice lunga sul fatto che nessuno può determinare il messaggio del Poeta con una unica definizione: l’Alighieri ha usato tutti i linguaggi possibili a sua disposizione perché il suo urlo potesse percuotere come vento le alte cime.

Dai Principi Ermetici a Pitagora, da Platone alla Filosofia Medievale passando per Aristotele, da Agostino a Tommaso, dai Sacri Testi Ebraici al Nuovo Testamento, dal misticismo cristiano al sufismo arabo, dall’Apocalisse alla Kabbalah, dalla conoscenza variegata della mitologia greca alla ricchezza inestimabile letteraria dall’antica Roma e di quella medievale, dal linguaggio astrologico a quello alchemico… e mai potrei dare conclusione all’elenco, tentando di circoscrivere la possente complessità del suo PATRIMONIO ANAGOGICO.

Nessuno può tirare Dante per la giacchetta comprimendolo in una unica dimensione.

E solo perché tutti i LINGUAGGI SAPIENZIALI del mondo, pur utilizzando simboli diversi ma anche unici, dicono sempre la stessa identica cosa:

CI POSSIAMO SALVARE SOLO SE CI ARRENDIAMO

AL PROGETTO D’AMORE

_____________________________

IMMAGINE: San Giovanni evangelista, opera di Vladimir Borovikovskij

Categorie
I DISEGNI SEGRETI DI DANTE

3. I CIELI NASCOSTI

… come pintura in tenebrosa parte,

 che non si può mostrare

 né dar diletto di color né d’arte.

Dante Alighieri, Rime, CX

Questa è la prima mappa siderale di modello tolemaico, quella costruita con i primi dodici versi del Poema: la mappa infernale. È la pietra fondante del Libro che Dante dedica a san Pietro, pietra sulla quale edifica tutto il Poema.

prima mappa siderale

E’ la Pietra che rivela che il percorso infernale è destinato al raggiungimento del primo traguardo del viaggio: quello della Pace. Ma svela anche gli strumenti del Pellegrino: l’acquisizione progressiva e sempre più raffinata dei Saperi.

I cieli sono le scienze… scrive Dante nel Convivio e ogni pianeta-stella dispensa la scienza che gli appartiene.

Dal punto di vista astrologico, da questa Carta del Cielo si può   ricavare che i pianeti possono essere letti solo in opposizione o in congiunzione, proprio perché Dante la costruisce sul rettilineo dei versi. Marte, l’unico pianeta del Cielo Alto, è l’unico che può favorire il Pellegrino, e Marte è il pianeta della Musica e del Canto, e non credo che ci sia qualcuno che possa mettere in dubbio l’abilità del canto in Dante. Tutti gli altri pianeti opposti nel Fondo Cielo ci narrano la fatica ardua alla quale sta andando incontro il Poeta, e anche la sua humilitas.

 Ci svelano che ancora Dante deve conquistare con durissimo impegno la Luna (grammatica) Mercurio (dialettica) Venere (filosofia) il Sole (aritmetica) Giove (geometria) Saturno (astrologia). Mancano all’appello la Fisica e la Metafisica (Cielo delle Stelle Fisse), l’Etica (Primo Mobile) e la Teologia (Empireo). Le prime sette discipline erano di natura propedeutica agli studi universitari che prevedevano gli studi approfonditi della Metafisica, dell’Etica e della Teologia.

Ma nelle tenebre dell’inferno le stelle ancora non si vedono e i cieli si fermano a Saturno.

Ma va anche aggiunto che probabilmente l’Alighieri non faceva molto riferimento a questo canonico protocollo. Oltrepassato il Cielo di Giove si entra in quello di Saturno: Scienza dell’Astrologia. Nel Cielo delle Stelle Fisse si entra nel territorio della Metafisica (ma anche in qualcosa di più interessante se avete la pazienza di leggermi), nel Primo Mobile in quello della Scienza Pitagorica, e nell’Empireo in quello della Sacra Liturgia, sempre secondo gli studi di Giovangualbero Ceri che mi hanno aiutato molto a comprendere il Poema Risvegliato.

Dal punto di vista alchemico, ci troviamo all’inizio dell’Opera al Nero, della nigredo (più avanti sarà precisato  meglio). La nigredo è la prima e fondamentale fase di ogni processo alchemico. Nel periodo della nigredo, ogni elemento materiale, psichico, spirituale, viene gettato in un luogo di putrefazione, per divenire lentamente parte di un tutto nero e indiviso. Così come il seme, per dare frutto, deve morire e spaccarsi, ogni frammento materiale, per poter contribuire alla Grande Opera, deve prima essere abbandonato alle tenebre del suo sfacelo fisico, affinché le impurità inizino ad abbandonarlo e l’intima natura degli elementi possa prepararsi per una profonda e successiva purificazione (albedo).

L’Arte della nigredo identifica, quindi, la fase preliminare di introspezione sensoriale (presa di coscienza) dell’esistenza di fattori, elementi e complessi inconsci che ci fanno percepire le immagini come un pallido riflesso della realtà. La prima fase della nigredo si riassume nell’affermazione: Non abbiamo occhi per vedere. Da ricordare la cecità di Dante quando entra nell’antinferno, nel luogo degli Ignavi. Il luogo dove impara a guardare con le orecchie.

E la Carta del Cielo così si trasforma in athanor, nel mistico forno infuocato. Il fuoco di Marte dovrà fondere la materia grezza nella prima fase di purificazione. E Saturno, pianeta del Piombo – metallo della nigredo – pianeta nero e pesante, consegna Dante all’Inferno.

ATHANOR

Come Filatete conferma descrivendo l’inizio dell’Opera al Nero ne L’entrata aperta al palazzo del Re:

Per sbrogliare bene la difficoltà, leggi attentamente ciò che segue: prendi quattro parti del nostro Drago igneo, che nasconde nel suo ventre l’Acciaio magico, e nove parti del nostro Magnete; mischiali insieme con l’aiuto del torrido Vulcano, in modo da formare un’acqua minerale dove galleggerà una schiuma che bisogna rigettare. Lascia il guscio e prendi il nocciolo, purgalo a tre riprese con il fuoco e il sale, ciò si farà agevolmente se Saturno ha ammirato la propria bellezza nello Specchio di Marte.

Nelle tre mappe dantesche Marte e Saturno sono sempre opposti come pianeti. Nell’Opera al Nero il piombo (Saturno) si purificherà al fuoco (specchio) di Marte.

Dal punto di vista letterario, intendendo per letterario la ricerca dei valori profondi del testo… e cioè di quel quarto livello testuale (anagogico) di cui Dante parla spesso e che ormai sono in molti a concordare che si tratti di un livello esoterico… ecco, da questo punto di vista, le cose si fanno ancora più difficili. Vinti dalla finzione narrativa siamo stati abituati a inseguire i lacerati estenuati infernali passi di Dante da roccia a roccia da bronco a bronco nella voragine aperta negli abissi sotterranei del pianeta… e già così è difficile seguirlo. La mappa ci parla invece di un viaggio cosmico, tetradimensionale, che si perde nello spazio inseguendo e compiendo sette orbite planetarie e uscendo, in seguito, dal sistema solare e quindi dalla volta stellata. Ci parla di una dimensione temporale indefinita, ma decisamente lunghissima! Nel tempo di dodici versi si materializza un tempo che potrebbe durare migliaia di anni luce… e la Quarta Dimensione viene solitamente definita anche come la Dimensione del Tempo.

Fin dalle prime sillabe l’Alighieri si diverte a giocare con noi ritmando in modo subliminale il cosiddetto tempo reale, con quello interiore, con quello cosmico, fino a quando giungerà a farci comprendere che anche noi pellegrini in terra ci muoviamo nello spazio, lungo l’orbita più periferica della Galassia della Via Lattea.

___________________________________________

Questa è la mappa del Purgatorio, dedicata a san Giacomo: è la pietra angolare e rivela che il secondo traguardo del viaggio è la conquista della Libertà.

mappa del purgatorio

Dal punto di vista astrologico, rappresenta in un attimo come anche i cieli possano stravolgersi se un uomo decide di andare incontro alla sua trasformazione. Che poi è il messaggio di tutte e tre le mappe: se un individuo si trasforma, anche i cieli si trasformano, come sopra così sotto.

Al cinquantesimo canto non è ancora nato l’uomo nuovo, ma gli assomiglia molto! E’ apparso Urano nel Cielo, che era sconosciuto come pianeta ai tempi di Dante, ma già faceva sentire il suo potere di folle innovatore nel Cielo delle Stelle Fisse: l’Urano Stellato. Venere e Saturno nel Fondo Cielo ci raccontano che ancora c’è molta strada da compiere verso i due saperi più elevati: filosofia e astrologia, ad litteram. In profondità si nascondono valori molto più intensi che per ora possiamo banalmente tradurre in amore e immortalità. Tutte le altre divinità planetarie, astralmente congiunte nel Cielo Alto, finalmente, e amorevolmente, sorridono al Pellegrino.

Dal punto di vista alchemico si sta affrontando la fase dell’albedo, dell’Opera al Bianco.

Alla fine della nigredo, appare una luce bianca (la luce che abbaglia Dante al terzo Passaggio, entrando nell’Eden, canto XXIX). Siamo arrivati al secondo stadio della Grande Opera: l’Albedo, o bianchezza. L’alchimista ha scoperto dentro di sé la sorgente della sua vita, la fonte da cui l’acqua della vita scorre. Anticipa gli avvenimenti che si verificheranno nel paradiso terrestre e nel cielo della luna: le due acque nate dalla stessa sorgente in cui si bagnerà Dante (Lethe ed Eunoè) sono la visione alchemica del passaggio all’albedo, la seconda purificazione in cui la materia sublima e perde densità… e nel cielo della Luna Dante si accorgerà di essere diventato uguale a un raggio di luce che penetra nell’acqua. L’argento lunare è il metallo dell’albedo, come il piombo saturnino è il metallo della nigredo. La Luna accoglie il Poeta nel cielo, ma sarà Giove – inargentato – a consegnare Dante al cielo di Saturno (che si è trasformato da Piombo in Oro –Auredo – XXI del Paradiso).

Sono costretta a esprimere una necessaria precisazione: la vulgata prevede una visione molto semplificata e superficiale dell’Opus Magnum alchemico. Poiché il Poema è trino e tre sono le fasi principali dell’Opera, il gioco è semplice, nera all’inferno, bianca al purgatorio e rossa in paradiso.

Perfettamente consapevole del fatto che questa vulgata ancora non viene ammessa in molti salotti, devo anche sottolineare che anche molti altri salotti più affini al Dante alchemico, non preferiscono opporre molta resistenza allo sciorinamento di tutti i colori che la pietra dei Filosofi suol prendere nei crogiuoli di fusione, come giustamente scrive Giuliano Kremmerz.

L’Alighieri fu alchimista della Via Umida (officina) e della Via Secca (trasmutazione interiore), e il suo Opus Magnum non poteva essere un esercizio da Piccolo Chimico. E non ci fa mancare tutti i colori: il Viaggio del Dolore (dal canto 13 fino al 62) è sotto l’ombra di Saturno Plumbeo (come conferma la seconda Mappa del Purgatorio): è una Nigredo che lentamente si ammorbidisce e sfuma transitando al blu e al celeste (dolce color d’orїental zafiro…  I Purg.), al verde (Verdi come fogliette pur mo nate… XIII Purg,), alla cenere (cenere o terra che secca si cavi… IX Purg.)… e questo solo per citarne alcuni  enunciati durante la travagliata opera di purificazione, come conferma James Hillman nel suo Psicologia Alchemica. L’alternarsi del giorno e della notte sul Monte della Guarigione, largamente ci offre la policromia intensa della luce e della terra, così come la vediamo noi qui sul pianeta, noi che sappiamo che passando dal nero al bianco dobbiamo percepire tutta la policromia che li separa, e anche il Purgatorio è dolore, e quindi siamo ancora in attesa di Albedo, che viene annunciata all’inizio del Viaggio della Salvezza (dal canto 63 al 12)… ed ecco un lustro sùbito trascorse…. (XXIX Purg.). L’Albedo va CONQUISTATA, e non può essere quindi dichiarata d’ufficio all’inizio del Purgatorio quando le anime sono chiamate ad espiare il loro errore. Si concluderà dunque con la viriditas, la fase al verde:

Io ritornai da la santissima onda

rifatto sì come piante novelle

rinnovellate di novella fronda,

puro e disposto a salire alle stelle.

(Purg., XXXIII)

 L’Opus Magnum dell’Alighieri parte dallo Specchio dell’Arte (i primi 12 canti) e, attraversando tutte le vibrazioni materiche, giunge all’Adamas, cioè alla Fase del Diamante (Candida Rosa ed Empireo).

IL POEMA DIAMANTE

L’Albedo quindi coincide col primo del Paradiso: il volo verso la Luna, l’etterna margarita.

Dal punto di vista letterario, come avrete modo di vedere, ci immergeremo nel Perfezionamento dei Saperi: nelle due Forme di Conoscenza (del Visibile e dell’Invisibile) e nella Conquista dell’Anima Intellettiva.

__________________________________
mappa del paradiso

La mappa del Paradiso: l’ultima pietra del tempio dedicata a san Giovanni Evangelista e che rappresenta l’ultimo traguardo raggiunto: l’Amore. Pietra immateriale come l’Empireo segreto e quieto: cielo immobile e privo di materia – fatto solo di amore e di luce – perché, come scrive Dante stesso, la vera perfezione della materia è la totale assenza di materia. (Una materia perfetta non può muoversi perché non è desiderante. Il desiderio di perfezione fa muovere tutti gli altri cieli, ma non l’Empireo che è perfetto, come viene scritto nella lettera a Cangrande).

Questa mappa rivela il prodigioso evento del finale del poema, quello che nei versi viene enunciato, ma non spiegato: il totale capovolgimento di Dante dopo la visione estatica del divino… ma già volgea il mio disio e il velle… Avviene ciò che nella realtà materiale non potrebbe mai accadere: Saturno inverte la sua orbita e assieme alla sua, anche quella di Dante, consegnandolo al Primo Mobile in senso antiorario. Questo cielo, che mette in movimento tutti gli altri pianeti, secondo la visione tolemaica si muove in senso opposto a tutti gli altri, e da questo cielo a Dante viene impresso il movimento di una rota ch’igualmente è mossa… moto costante e uniforme delle stelle dell’universo.

Dal punto di vista astrologico rappresenta il Trionfo degli Dei e solo per questo mai mi stancherei di contemplarla. Il poeta scardina completamente la struttura astrologica tolemaica, e pone al centro della sua circonferenza non la Terra, ma la Luna, e in Paradiso infatti dalla Luna si parte (forse che anche i Tolemaici si muovevano nello spazio secondo il punto di vista coincidente allo spazio in questione, come ci ha insegnato Einstein?). Nel Cielo Alto si dispongono i fulgori trionfanti delle divinità greche: Urano stellato, Kronos-Saturno, Zeus-Giove. E tutti gli altri pianeti precipitano nel Fondo Cielo. La quarta Divinità, immateriale e quieta, la Divinità Infinita dell’Empireo … l’Amor che move il sol e l’altre stelle… avvolge il Cosmo pur rimanendo parallela ad esso. Anche se fosse solo possente immaginifica fantasia, avremmo tutto il diritto di sentirci perplessi.

Dal punto di vista alchemico si compie la terza fase, la Rubedo, l’Opera al Rosso nel Cielo di Marte, e quindi l’argentum in quella di Giove: e poi nasce l’Uomo Nuovo o, come spesso si dice, il piombo si trasforma in oro. Un Saturno d’oro accoglie Dante al quarto passaggio e lo consegna al Primo Mobile in prodigio, Marte per la terza volta gli fa da specchio in opposizione, e dall’athanor sgorga a fiotti l’oro filosofale (l’Auredo).

Guardate ancora i tre disegni segreti: siete davanti alla mitica inconcepibile incomprensibile… pietra filosofale.

da DANTE E LA STELLA DI BARGA – prima parte

Categorie
I DISEGNI SEGRETI DI DANTE

2. TRE MAPPE SIDERALI E LA METAFISICA PITAGORICA

Le TRE CARTE DEL CIELO appaiono, risorgendo dall’ASSENZA DI MATERIA, quando noi sovrapponiamo al numero degli endecasillabi il valore metafisico del numero pitagorico.

Pitagora (da noi lontano circa 2550 anni) ha racchiuso nel SACRO DODICI, cioè nei primi dodici numeri, tutta quella che lui considerava la DIRITTA VIA. Un cammino di natura iniziatica che contempla la RETTIFICAZIONE del nostro pellegrinaggio in terra, rispecchiandola ai misterici valori positivi dell’intero Universo. A partire dal Mistero dell’ATTO CREANTE (Uno e Trino), fino a raggiungere la suprema VERITÀ, unica, indefettibile e certa.

Ebbene sì: stiamo parlando di segrete cose, che possono, a questo punto, farvi sospettare di comprendere poco, ma io vi assicuro che tutto sarà spiegato nel corso di questo articolo. Se poi leggete STELLE SEGRETE E QUIETE (gratis on-line in questo sito), tutto diventerà luminoso come il sole.

Dove sono state nascoste dentro il Poema le Mappe Siderali?

Nei primi dodici versi della cantica infernale, negli ultimi dodici versi del Paradiso, e nei dodici versi centrali del cinquantesimo canto (XVI del Purgatorio).

Tutte e tre le Cantiche terminano con la parola STELLE, e a me piace pensare che siano la segreta indicazione dei disegni segreti del Poeta, oltre ad essere, la sua Opera, scritta dentro le stelle.

La perfezione geometrica della collocazione delle mappe (1, 2 e 3: inizio, centro e fine) vi dovrebbe togliere tutti i dubbi che vi stanno tormentando: non è per niente fantasia del mio sacco! Più di dieci anni della mia vita sono stati spesi a comprendere, e solo in parte, l’architettura geniale del Poema.

PRIMA MAPPA SIDERALE

Questa è la mappa infernale che vi traduce la corrispondenza fra numero e valore metafisico. Sono stati molto sintetizzati i caratteri filosofici attribuiti da Pitagora ai suoi dodici numeri sacri, ma comunque servono a comprendere l’essenza profonda dei singoli versi. Per esempio, al quinto endecasillabo (orbita di Venere) va attribuito il valore contrario della Civiltà: esta selva selvaggia e aspra e forte rinvia allo stato primordiale della Barbarie, quella che sappiamo bene riconoscere quando tutta la nostra persona cade nel panico e nel terrore.

Gli stessi identici parametri valoriali, sono stati usati anche per le altre due mappe siderali.

Quando l’inviduo si trasforma, si trasformano anche i cieli.

Questo messaggio segreto di Dante, dovremmo cucirlo nelle tasche o conservarlo sopra il comodino!

Al Purgatorio non solo riappare la Volta Stellata, Ma nel fondo cielo rimangono solo due grandi conquiste da compiere: la vetta massima dell’AMORE, rappresentata da Venere; e la trasformazione del piombo in oro: Saturno Plumbeo che ha consegnato Dante all’Inferno, tornerà a risplendere nella sua luminosa dorata solarità, solo all’ingresso del suo Cielo, in paradiso.

Saturno rovescia l’orbita di Dante da senso orario in senso antiorario, perché il Primo Mobile o Cielo Cristallino, si muove in opposta direzione a tutti gli altri cieli, I fisici contemporanei confermano che la MATERIA si muove in senso orario, mentre l’ANTIMATERIA si muove in senso opposto.

Devo sottolineare che il PRIMO MOBILE ANTIMATERICO coincide con la MENS DEI, come ben afferma Beatrice:

… e questo cielo non ha altro dove

che la mente divina, in che s’accende

l’amor che ‘l volge e la virtù ch’ei piove.  111

(XXVII, Par.)

Ma questa è la rappresentazione tradizionale del viaggio paradisiaco, come se Dante allargasse sempre di più le sue orbite per giungere all’Infinito che CIRCONDA il tutto.

Invece accade l’esatto contrario: la Mens Dei è il centro del tutto!

In questo caso ho utilizzato il modello medievale dei Cieli, e presumo sia lo stesso usato dall’Alighieri.

Etere e Arco di Fuoco separano la Terra dal Cielo della Luna, per questo la Terra diventa DODICESIMA ORBITA, e non può far altro che muoversi attorno al Centro Della Galassia della Via Lattea, in senso scientifico, ma soprattutto attorno al Mistero dell’Atto Creante, nel centro del cerchio, là dove giace l’Eternità, secondo la filosofia pitagorica. Galilei ha passato i suoi guai mettendo in movimento la terra, e soltanto all’interno di un sistema solare!

Invece l’IMMAGINE che ci offre l’Alighieri è addirittura di ordine galattico, praticamente post-galileiana.

L’Empireo, microscopico e infinito, senza dimensione come il centro della circonferenza, contempla il punto di questo punto: la Mens Dei. E questo viene tradotto nel tredicesimo endecasillabo sciolto:

amor che move il sol e l’altre stelle

Tutti i cento canti terminano con un endecasillabo sciolto: il DIVENIRE impetuoso del ritmo terzinato della materia (sia poetica sia reale) necessariamente deve tornare all’UNO, all’ESSERE, dal quale la materia proviene.

Ma 13 significa anche l’estrema sintesi della DIRITTA VIA:

quando l’Umano irrompe nel Divino, il Divino irrompe nell’Umano

Ma non perché l’Uomo diventa un Dio, e un Dio diventa Uomo, semplicistica scorciatoia alla quale siamo stati troppo abituati negli ultimi tempi.

Ma per il fatto che MATERIA e SPIRITO sono inscindibili, e non due dolorosi opposti. Paradossalmente parlando, la Materia da sola potrebbe essere solo distruttiva, e lo Spirito da solo diventerebbe inesistente.

Questo miracolo che avviene nel centesimo canto, dovrebbe essere perpetuato dentro di noi, qui in terra, in tutti i nostri giorni. Potreste anche pensarlo come ologramma che ci arriva da lontano: i Dodici Apostoli più il Cristo, che sono 13. DIVERSI MA INSCINDIBILI.

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

P.S. Vi spiego perché ho sostituito nella Mappa del Paradiso il valore del numero quattro: da Geometria Solida a Tetragono.

Quando noi prendiamo un punto nello spazio e lo congiungiamo a un triangolo piano nasce un TETRAGONO, un solido in terza dimensione. Nasce la nostra libertà di muoverci nello spazio.

Una specie di vista nova.

Però il modello di UOMO che ci offre Dante è un modello TETRAGONO, composto da Corpo, Intelligenza, Intelletto e Spirito.

avvegna ch’io mi senta / ben tetragono ai colpi di ventura (XVII, Par.)

La nostra TETRAGONIA viene introdotta nell’Opera solamente dalla sua Geometria Sacra, perché non si poteva parlare di SPIRITO ai tempi di Dante, essendo stato abolito dalla Chiesa di Roma fin dal sesto secolo.

Quindi un modello eretico.

Ma non basta: il numero quattro inaugura sempre un altro ATTO CREANTE. E ricomincia di nuovo un’altra battuta di valzer pitagorico, PENSARE AGIRE FINIRE.

Tetreis in greco significa: un’altra volta il 3!

E Dante si sentiva (al verso 4) tale e quale al Geometra (verso 1).

Detto questo solo per farvi gustare segrete cose che nessuno vi ha mai detto e che vi dirà mai.

Provate a raccontarlo ai vostri amici che tutti i numeri 4 della Classe dei Numeri Interi, diventa sempre un UNO!